quando la sicurezza
incontra la realtà

Il tema delle dipendenze nei luoghi di lavoro

C’è un punto, nella gestione della sicurezza sul lavoro, in cui la norma incontra la realtà quotidiana delle aziende. È un punto delicato, spesso difficile da affrontare, ma sempre più centrale: quello delle condizioni psicofisiche dei lavoratori, in particolare quando entrano in gioco alcol e sostanze stupefacenti.

Con il Dl 159/2025, che modifica l’articolo 41 del D.Lgs. 81/2008, il legislatore compie un passo importante in questa direzione, introducendo la possibilità di sottoporre a visita medica un lavoratore impiegato in mansioni a rischio infortuni qualora vi sia un ragionevole sospetto che si trovi sotto l’effetto di sostanze.  Non si tratta solo di un aggiornamento normativo. È, piuttosto, un cambio di prospettiva.


Per anni, le aziende si sono trovate in una zona grigia: intuire un rischio senza avere strumenti chiari per intervenire. Da una parte la responsabilità di garantire la sicurezza, dall’altra il timore di agire in modo non legittimo. Oggi questa distanza si accorcia.
La possibilità di effettuare controlli prima o durante il turno rappresenta infatti una tutela doppia: per il lavoratore, che viene protetto da situazioni potenzialmente pericolose per sé e per gli altri, e per il datore di lavoro, che può finalmente agire con maggiore sicurezza giuridica. Ma fermarsi alla norma sarebbe un errore.

Perché il vero tema non è solo “controllare”, ma capire come gestire queste situazioni in modo evoluto. Il problema delle dipendenze sul lavoro non è mai solo tecnico: è organizzativo, culturale, umano. Le aziende si trovano infatti di fronte a sfide complesse:

  • la tutela della privacy e dei dati sanitari
  • la gestione operativa di un lavoratore temporaneamente non idoneo
  • la definizione di procedure chiare e condivise
  • il rischio di conflitti interni o di stigmatizzazione

E soprattutto, una domanda di fondo: siamo pronti a riconoscere questi fenomeni senza ridurli a casi isolati?


Un altro elemento interessante riguarda l’apparente “attesa” introdotta dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro, che collega la piena operatività della norma a un futuro accordo Stato-Regioni. 
Qui emerge un tema chiave: la distanza tra normativa e applicazione.
Da un lato, la necessità urgente di strumenti immediati; dall’altro, la costruzione di un sistema più ampio e strutturato di gestione delle dipendenze.

In mezzo, ancora una volta, ci sono le aziende. E forse è proprio qui che si apre uno spazio di innovazione.

Perché questa nuova norma può diventare molto più di un obbligo: può essere l’occasione per ripensare il concetto stesso di sicurezza sul lavoro. Non più solo prevenzione degli incidenti, ma cura della persona nella sua interezza.

Significa passare:

  • da una sicurezza “reattiva” a una sicurezza “consapevole”
  • da controlli occasionali a percorsi strutturati di prevenzione
  • da un approccio normativo a una vera cultura organizzativa

In questo senso, la gestione delle dipendenze diventa un tema di responsabilità sociale, oltre che di compliance.

E qui entra in gioco il ruolo di realtà come la Fondazione.

Portare questi temi fuori dalla dimensione emergenziale, renderli oggetto di formazione, confronto e consapevolezza, significa contribuire a costruire ambienti di lavoro più sicuri, ma anche più maturi.

Perché la sicurezza non è solo evitare il rischio.
È saperlo riconoscere, affrontare e – quando possibile – prevenirlo prima ancora che si manifesti.

E questo richiede qualcosa che nessuna norma, da sola, può garantire: una cultura condivisa.

 

Fonte: Il Sole 24 Ore