PISCINE, NUOVE REGOLE PER LA SICUREZZA: STRETTA SU BOCCHETTONI E SISTEMI DI ASPIRAZIONE
Dal 1° agosto 2026 nuovi standard per griglie di fondo e impianti di ricircolo. Stanziati 4,7 milioni di euro per gli adeguamenti, mentre resta aperto il confronto su una disciplina organica del settore e sull’inclusione delle piscine termali.
Le recenti tragedie che hanno coinvolto bambini all’interno di piscine e impianti termali hanno riportato al centro dell’attenzione un rischio poco conosciuto, ma potenzialmente letale: l’intrappolamento provocato dai sistemi di aspirazione dell’acqua.
Bocchettoni, griglie di fondo e impianti di ricircolo rappresentano componenti essenziali per il funzionamento di una piscina. Se progettati, installati o mantenuti in modo non adeguato, però, possono generare un forte effetto di aspirazione, capace di trattenere una persona sott’acqua.
Per intervenire su questo rischio, la Camera ha approvato un emendamento al decreto Sport che introduce, a partire dal 1° agosto 2026, nuovi standard di sicurezza per le prese di aspirazione e i sistemi di ricircolo delle piscine. Il provvedimento prevede anche la possibile chiusura degli impianti che non rispettano i requisiti richiesti e istituisce un fondo da 4,7 milioni di euro destinato agli interventi di adeguamento delle strutture.
UN RISCHIO INVISIBILE MA CONCRETO
L’obiettivo principale delle nuove disposizioni è contrastare il cosiddetto “effetto ventosa”, che può verificarsi quando la forza di aspirazione esercitata da un bocchettone impedisce alla persona di liberarsi autonomamente.
Si tratta di un pericolo particolarmente insidioso perché può non essere immediatamente riconoscibile né dalla vittima né da chi si trova a bordo vasca. In alcuni casi, ciò che inizialmente appare come un malore può essere invece la conseguenza di un intrappolamento sott’acqua.
Tra le soluzioni tecniche indicate dagli esperti rientra l’utilizzo di griglie tridimensionali o a cupola, considerate più sicure rispetto alle superfici completamente piane. La particolare curvatura riduce infatti la possibilità che il corpo possa aderire interamente alla presa di aspirazione.
Ulteriori parametri proposti riguardano una forza di aspirazione inferiore a 50 newton, aperture delle griglie non superiori a 0,8 centimetri e una velocità dell’acqua al di sotto di mezzo metro al secondo. Indicazioni che mostrano quanto la sicurezza di una piscina dipenda anche da dettagli tecnici spesso invisibili agli utenti.
Trentasette vittime in due anni
Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità riportati nel documento, tra il 2024 e il 2025 sono state registrate 37 vittime in piscina. Più della metà erano bambini fino a 14 anni.
Sedici incidenti sono avvenuti nelle piscine di strutture turistiche, nove in impianti pubblici, otto in piscine private, tre nei parchi acquatici e uno in una piscina condominiale. Numeri che descrivono un fenomeno trasversale, non limitato a una singola tipologia di struttura.
Il dato potrebbe inoltre non rappresentare completamente la dimensione del problema. Restano infatti fuori dalle statistiche molti “quasi incidenti”: episodi nei quali si verificano condizioni potenzialmente mortali, ma che non provocano vittime grazie a un intervento tempestivo o a circostanze favorevoli.
Registrare e analizzare anche questi eventi permetterebbe di individuare criticità ricorrenti prima che si trasformino in tragedie. È lo stesso principio utilizzato nella sicurezza sul lavoro attraverso il monitoraggio dei near miss, gli incidenti mancati.
Il nodo delle piscine termali
Uno dei temi ancora aperti riguarda le vasche degli stabilimenti termali, che nella disciplina italiana non sempre vengono assimilate alle piscine tradizionali.
La distinzione appare particolarmente delicata perché anche gli impianti termali possono essere dotati di sistemi di ricircolo, bocchettoni e prese di aspirazione. Alcune strutture funzionano inoltre a ciclo aperto, con un ricambio continuo dell’acqua, ma ciò non elimina necessariamente il rischio di intrappolamento.
Le richieste avanzate da tecnici, associazioni e familiari delle vittime puntano quindi all’inclusione esplicita degli impianti termali nella futura normativa organica sulle piscine. La sicurezza, infatti, dovrebbe dipendere dalle caratteristiche tecniche e dai rischi effettivamente presenti, non soltanto dalla classificazione formale della struttura.
Tecnologia, vigilanza e capacità di intervento
L’adeguamento degli impianti rappresenta un passaggio fondamentale, ma non può essere considerato sufficiente.
Accanto alla sicurezza tecnica servono controlli periodici, manutenzioni documentate, personale adeguatamente formato e procedure di emergenza chiare. Chi vigila sulla vasca deve conoscere i principali segnali di pericolo, sapere come interrompere rapidamente il funzionamento degli impianti e intervenire senza esitazioni.
La presenza di assistenti bagnanti e operatori non può essere valutata soltanto in termini numerici. Occorre considerare anche la disposizione degli spazi, il numero e l’età degli utenti, la visibilità della vasca, la profondità dell’acqua e la capacità del personale di mantenere una sorveglianza realmente continua.
Particolare attenzione deve essere riservata ai centri estivi e alle attività che coinvolgono gruppi di bambini. Braccioli e altri dispositivi galleggianti possono offrire un supporto, ma non sostituiscono la vigilanza degli adulti né eliminano i rischi legati a malori, cadute o sistemi di aspirazione.
Verso una legge organica sulle piscine
L’emendamento rappresenta un primo intervento concreto, ma il percorso normativo non è ancora concluso. Resta infatti attesa l’approvazione del cosiddetto “Ddl Piscine”, destinato a introdurre una disciplina più ampia e coordinata per il settore.
Una normativa organica dovrebbe definire con maggiore precisione i requisiti tecnici degli impianti, le modalità di controllo, le responsabilità dei gestori, la formazione degli addetti, la gestione delle emergenze e il monitoraggio degli incidenti.
Il principio di fondo è quello della riduzione del rischio al livello più basso ragionevolmente possibile. Non significa immaginare luoghi completamente privi di pericoli, ma intervenire su tutti i fattori prevedibili attraverso progettazione, manutenzione, organizzazione e formazione.
La sicurezza non può fermarsi alla conformità
Le nuove regole costituiscono un passaggio importante, soprattutto perché intervengono su un rischio rimasto a lungo poco conosciuto. Ma la conformità normativa deve rappresentare il punto di partenza, non il traguardo finale.
Una piscina sicura è il risultato di più elementi che lavorano insieme: componenti tecniche adeguate, verifiche periodiche, manutenzione, personale preparato, sorveglianza attenta e capacità di imparare anche dagli incidenti mancati.
La prevenzione diventa davvero efficace quando non si limita a reagire dopo una tragedia, ma riesce a riconoscere in anticipo ciò che potrebbe accadere. Perché ogni ambiente destinato allo sport, al benessere e al divertimento deve essere progettato e gestito affinché nessun rischio evitabile possa trasformarlo in una trappola.
Fonte: La Repubblica



