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La formazione sulla sicurezza deve iniziare prima del rischio
La sicurezza sul lavoro non nasce nel momento dell’emergenza. Nasce prima, nella qualità delle scelte organizzative, nella consapevolezza delle persone, nella capacità di preparare ogni lavoratore ad affrontare il proprio ruolo con strumenti adeguati. È questo il messaggio più profondo che emerge dalla piena attuazione del nuovo Accordo Stato-Regioni sulla formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
L’Accordo, repertorio n. 59/CSR del 17 aprile 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 119 del 24 maggio 2025, ridisegna in modo organico il sistema della formazione previsto dal D.Lgs. 81/2008, definendo durata, contenuti minimi e modalità dei percorsi formativi per le principali figure della prevenzione aziendale. Con la conclusione del periodo transitorio, il tema diventa ancora più concreto: la formazione non può essere vissuta come un passaggio rinviabile, ma come una condizione necessaria per rendere effettiva la tutela delle persone.
Uno degli aspetti più significativi riguarda il momento in cui la formazione deve essere erogata. Il principio è chiaro: il lavoratore deve essere formato già in occasione della costituzione del rapporto di lavoro, dell’inizio della somministrazione, del trasferimento o cambio mansione, oppure dell’introduzione di nuove attrezzature, tecnologie, sostanze o miscele pericolose. Il contenuto allegato evidenzia proprio questo cambio di prospettiva: non è più prevista la vecchia “finestra” di tolleranza dei 60 giorni e i corsi devono essere avviati subito, perché la prevenzione perde efficacia quando arriva dopo l’esposizione al rischio.
Questa impostazione ha un valore che va oltre l’adempimento normativo. Significa riconoscere che ogni persona, prima ancora di essere operativa, deve essere messa nelle condizioni di comprendere l’ambiente in cui entra, i comportamenti corretti da adottare, le responsabilità proprie e quelle dell’organizzazione. La formazione non è quindi un documento da archiviare, ma un atto di cura verso chi lavora.
Il nuovo Accordo richiama anche l’importanza della coerenza tra formazione e rischi reali. Nei percorsi rivolti ad aziende diverse, l’organizzazione dei corsi deve partire dalla valutazione dei rischi aziendali, dai contenuti effettivamente pertinenti e dalle condizioni operative dei partecipanti. Questo significa che la formazione deve essere costruita con maggiore attenzione, evitando percorsi generici e favorendo invece esperienze più aderenti al contesto lavorativo.
È un passaggio importante perché la sicurezza non può essere trasmessa in modo astratto. Ogni ambiente di lavoro ha le proprie criticità, i propri ritmi, le proprie abitudini e i propri punti deboli. Formare bene significa aiutare le persone a riconoscere il rischio nella realtà quotidiana, non solo nella teoria. Significa trasformare una regola in un comportamento, una procedura in una scelta consapevole, un obbligo in cultura.
Il tema dei crediti formativi e degli aggiornamenti rafforza ulteriormente questa visione. L’Accordo introduce una disciplina più chiara: il credito conservato nel tempo resta legato alla regolarità dell’aggiornamento e, trascorsi determinati periodi senza aggiornamenti, il percorso formativo deve essere ripetuto secondo le regole vigenti. Anche questo punto richiama un principio essenziale: la sicurezza non è una competenza acquisita una volta per tutte, ma un sapere che deve essere mantenuto vivo.
Nel mondo del lavoro cambiano le tecnologie, cambiano le mansioni, cambiano gli strumenti, cambiano le modalità organizzative. Per questo la formazione deve accompagnare l’evoluzione delle imprese e delle persone. Aggiornarsi non significa soltanto rispettare una scadenza, ma continuare a leggere il rischio con occhi nuovi.
Particolare attenzione viene posta anche alle figure che hanno un ruolo centrale nella prevenzione: datori di lavoro, dirigenti, preposti, responsabili e addetti del servizio di prevenzione e protezione. La qualità della sicurezza aziendale dipende infatti anche dalla capacità di chi organizza, coordina, controlla e prende decisioni. Una cultura della prevenzione solida non può poggiare soltanto sui lavoratori: deve coinvolgere l’intera struttura aziendale, a partire da chi ha responsabilità gestionali e operative.
Da questo punto di vista, il nuovo Accordo rappresenta un’occasione per le imprese. Non solo per adeguarsi a un quadro normativo più strutturato, ma per ripensare il modo in cui la formazione viene progettata, erogata e verificata. La qualità dei percorsi, la tracciabilità, la coerenza con i rischi, la verifica dell’efficacia e la scelta di soggetti formativi qualificati diventano elementi centrali di un sistema di prevenzione più maturo.
In ottica sociale, questo cambiamento riguarda tutti. Ogni lavoratore formato correttamente è una persona più consapevole. Ogni azienda che investe seriamente nella formazione contribuisce a creare ambienti più sicuri. Ogni percorso progettato con cura può ridurre comportamenti rischiosi, errori, superficialità e incidenti.
Il nuovo Accordo Stato-Regioni ci ricorda che la formazione deve arrivare prima del rischio, non dopo. Ed è proprio in questo “prima” che si misura la qualità della prevenzione: nella capacità di anticipare, preparare, accompagnare e proteggere.
Perché formare non significa semplicemente spiegare cosa fare. Significa dare valore alla vita delle persone, alla loro consapevolezza e al loro diritto di lavorare in sicurezza.
Fonte: Il Sole 24 Ore



